Laboratorio Diritti Umani

2015/2016 - Progetto “AUTOIMPRENDITORIALITA’ E TERZO SETTORE. ITINERARI DI RESPONSABILITA’ SOCIALE"

PREMESSA

La scommessa del progetto, che pure insiste in un’area a me cara, quella dei diritti umani, era di passare ad un piano operativo sul territorio per rafforzare i legami già esistenti con associazioni e onlus presenti a Matera condividendone percorsi di servizio sociale. Abbiamo collaborato già nella fase propedeutica con la CARITAS (Diocesi Matera-Irsina) aderendo ad una fase del progetto “ La pace si può. Comincio io” per quanto attiene ai laboratori di gestione positiva dei conflitti. Abbiamo partecipato a 4 incontri complessivi della durata di 2h ciascuno presso il liceo scientifico di Matera dove ho accompagnato gli studenti delle due quarte (IVA e IVB AFM) che hanno aderito al progetto, in orario pomeridiano. E’ stato interessante proporre agli studenti un altro approccio rispetto a una delle tematiche trattate nell’ora ormai istituzionale di Educazione ai diritti umani e confrontare punti di vista e metodologie.

  1. Prima fase. Contrasto al rischio svalutativo. In questa fase, sviluppata dal 22 Dicembre al 28 gennaio, gli studenti sono stati sollecitati a riconoscere i propri punti di forza e di debolezza riflettendo sugli stili di apprendimento e di comunicazione di ciascuno. Ciò al fine di riflettere sul modo di gestire le sconfitte e le frustrazioni riconsiderandone il significato valoriale. Il percorso avrebbe dovuto avere una durata più limitata ( 4 h complessive) ma l’adesione di molti studenti, l’appartenenza degli stessi a tre classi diverse e la necessità di lavorare in piccoli gruppi omogenei ha reso necessario aumentare il numero degli incontri modificando il calendario previa autorizzazione. La metodologia usata negli incontri si è basata su giochi di ruolo, simulazioni e lezioni protette per creare un ambiente favorevole all’empatia e alla comunicazione emotiva e un clima sereno. Gli studenti hanno così potuto anzitutto riconoscere le proprie difficoltà, per poi esprimerle e confrontarle con quelle degli altri, ridimensionare gli insuccessi svincolandoli dalla considerazione di sé, rafforzare la propria autostima o per lo meno conoscere le tecniche utili per tale processo rafforzativo.

    Al termine di questa fase gli studenti hanno scelto consapevolmente il proprio ruolo all’interno del progetto e i compiti da svolgere in un clima di collaborazione solidale. Alcuni studenti , dopo aver messo a fuoco alcuni propri limiti hanno scelto dei ruoli che li aiutassero a superarli mettendosi alla prova. Hanno di fatto scelto consapevolmente di rischiare un insuccesso (ovviamente protetto). Avere la chiara sensazione (trasformatasi in certezza a conclusione del progetto) di poter superare quelli che consideravano limiti, ha prodotto un forte rafforzamento dell’ autostima che ha avuto importanti ricadute anche in contesti curriculari e disciplinari.

  2. Seconda fase. Mappatura del terzo settore. L’attività, rivolta alle due classi quarte, la 4 A e la 4 B AFM e inerente a contenuti disciplinari programmati per le stesse nelle materie di diritto commerciale ed economia politica, si è svolta nel mese di gennaio in due incontri della durata di due ore ciascuno in orario antimeridiano. Concepita come attività di ricerca, prima individuale e poi di gruppo, si è svolta in laboratorio ed è consistita nella acquisizione di dati e informazioni relativi al terzo settore nella sua variegata composizione, al fine di realizzare una mappa di consultazione per la città di Matera.

  1. Terza fase. Incontri ravvicinati con il terzo settore. Attraverso visite guidate e incontri a scuola sono state favorite relazioni con soggetti operanti nel terzo settore anche al fine di un radicamento dell’istituzione scolastica nel territorio. In particolare si sono intessuti significativi rapporti di conoscenza reciproca e di collaborazione con la cooperativa “Il Sicomoro”, inserita nel sistema di accoglienza e protezione dei richiedenti asilo politico(S.P.R.A.R.), con la onlus “Mons. Brancaccio” e con la “Mensa dei poveri” gestita dalla Caritas. Pur essendo stato mantenuto il numero complessivo degli incontri (10), la distribuzione degli stessi ha subito delle variazioni anch’esse autorizzate dal D.S. Gli incontri a scuola si sono ridotti da cinque a due; le visite guidate sono state due, una presso la onlus “Mons. Brancaccio” e l’altra presso “il Sicomoro”. Sei uscite sono state riservate alla mensa dei poveri presso la quale gli studenti divisi in gruppi, e su base volontaria, hanno svolto attività di servizio. A questa fase hanno partecipato alunni delle tre classi coinvolte ( 3A ,4A,4B AFM).

  2. Quarta fase. Monitoraggio del successo in itinere. Questa fase, il cui svolgimento era previsto per marzo, è stata spostata nel periodo compreso tra la fine di Aprile e gli inizi di Maggio. Essa è dunque stata posticipata ed assorbita dalla sesta e ultima fase, quella della valutazione finale del progetto.
    Ci si è resi conto infatti solo in seguito dell’errore prospettico: a Marzo gli studenti avevano svolto solo alcune delle attività previste e per un numero di ore poco consistente per poter avere delle ricadute significative circa il modo di percepire se stessi e le modalità di svolgimento dei compiti loro assegnati.
    Solo alla fine del percorso gli alunni hanno potuto riflettere sul senso profondo di ciò che avevano fatto, sulle competenze acquisite, sul modo in cui percepivano se stessi nonchè i propri punti di forza e quelli di debolezza, sui ruoli scelti e sulle motivazioni delle loro scelte.

  1. Quinta fase. Itinerari di responsabilità sociale. In questa fase, percepita dagli studenti come la più importante e la più interessante, essi si sono misurati con esperienze di servizio sociale . Hanno infatti condiviso un breve percorso con l’associazione “Il Sicomoro” ed in particolare le lezioni di italiano ai rifugiati e richiedenti asilo, con la Caritas per quanto attiene alla Mensa dei poveri dove hanno prestato servizio ai tavoli, con la onlus “ Mons. Brancaccio” attraverso il dialogo e la conoscenza degli anziani ospitati e l’organizzazione di una festa finale di primavera e infine con l’associazione “Oasi del sorriso” insieme al cui staff hanno prestato servizio di svago e gioco per i bambini ricoverati. In un incontro organizzativo (del 15 Marzo 2016) sono state messe a punto le modalità dei singoli interventi. Gli studenti erano già stati divisi in gruppi a seconda della scelta di servizio che avevano espresso. Ogni gruppo è stato formato, per espressa richiesta delle associazioni partner, da un piccolo numero di studenti, da tre a cinque e riguardo all’attività in ospedale vi hanno potuto accedere solo i maggiorenni. Alcuni studenti hanno svolto altri compiti di tipo organizzativo o di comunicazione sia all’esterno ( per mantenere i contatti, confermare gli incontri e quant’altro), sia all’interno del gruppo dei partecipanti anche attraverso i social. Quasi tutti, e soprattutto chi ha scelto compiti di servizio ha tenuto fede ai propri impegni, utilizzando anche tempo libero (gli incontri con l’oasi del sorriso, ad es., si sono svolti di sabato pomeriggio) . L’intero gruppo “anziani” ha partecipato alla festa finale di primavera presso la struttura “Mons. Brancaccio” organizzando le attività e un rinfresco che hanno offerto agli ospiti , ai loro parenti e al personale.

Considerazioni finali e valutazione complessiva dell’efficacia del progetto.

Si possono considerare punti di forza del progetto i seguenti :

a) La continuità con progetti realizzati negli anni precedenti nello stesso ambito;

b) la partecipazione degli studenti nella fase progettuale a partire dalla esplicitazione da parte loro, del bisogno di impegnarsi in azioni concrete su temi inerenti i diritti umani.

c) la partecipazione di moltissimi studenti alle attività di servizio sociale nei confronti di soggetti in situazione di debolezza come i richiedenti asilo o rifugiati, i poveri della mensa, per la maggior parte migranti, gli anziani, i malati. Tali attività hanno portato, attraverso la conoscenza diretta delle persone e delle loro storie, al superamento di stereotipi e pregiudizi nonché alla destrutturazione di luoghi comuni e false informazioni.

Conoscere direttamente Mugahid, Yasin, Omer, Nagreeb, Joy e il suo piccolo Marty, Anisur, Ada, Ayanle, Prince, Damba ma anche Vittorio, Teresa, Pietro e conoscere anche frammenti delle loro storie (spesso fanno fatica a raccontarle), ha completamente cambiato la prospettiva e dato volti ai numeri.

d) L’utilizzo dei social ed in particolare facebook per veicolare informazioni corrette e destrutturare pregiudizi e stereotipi favorendo una divulgazione positiva.

e) L’elevato numero dei partecipanti sebbene diversificati a seconda delle diverse fasi del progetto. (49)

Punti di debolezza sono invece i seguenti:

a) mancata realizzazione di mappa interattiva. Siamo riusciti solo a riprodurne una cartacea.

b) il numero di ore di servizio è stato, per alcuni esiguo sebbene la maggior parte degli studenti sia riuscito a farne almeno dieci. Alcuni anche più di dieci. D’altronde la necessità di dividere i partecipanti in piccoli gruppi e di accompagnare ciascuno di essi da parte della docente referente o della prof.ssa di potenziamento Tralli Maria Carmela ( per quanto riguarda la mensa) ha reso difficile raggiungere lo stesso numero di ore per tutti pur aumentando il numero degli incontri.

Si possono ritenere raggiunte le finalità generali soprattutto quelle educative quali: favorire una migliore conoscenza di sé, potenziare il rispetto, l’accettazione e la solidarietà con gli altri, favorire approcci alla complessità del reale partendo da prospettive differenti, assumere un atteggiamento critico volto al superamento do stereotipi e pregiudizi.

LA DOCENTE REFERENTE

Prof.ssa D’Uggento Antonia Gabriella